Il lavoro, abbiamo già appurato, è vita. Proprio per questo ci permette di provare emozioni bellissime, ed altre spiacevoli, ma inevitabili, come il fallimento e la delusione.

Immaginiamo di avere appena sostenuto un colloquio per un fantastico posto di lavoro. Nel caso non riuscissimo ad ottenerlo, ci sentiremmo molto delusi per non essere riusciti a cogliere quella fantastica opportunità. Per quanto tempo ci sentiremo delusi e abbattuti? É possibile fare una previsione?

Disagio del fallimento

La risposta è sì, e dipende dal successo con cui riduciamo il disagio (dissonanza cognitiva*) causato dal non avere ottenuto il posto.

Spieghiamoci meglio: all’arrivo della brutta notizia ci sentiremo delusi e frustrati, ma è anche probabile che proveremo a trovare delle spiegazioni per sentirci meglio, ad esempio, convincendoci che comunque il lavoro non era così appetibile come poteva sembrare, oppure che i selezionatori non sono stati in grado di comprendere le tue capacità (e così via).

È interessante notare che spesso non sappiamo anticipare con quale successo ridurremo questo dolore, nonostante ci sia già capitato in passato di avere superato una delusione con successo. Perché pensiamo di non riuscire a farlo anche in futuro?

Quando le persone pensano a come reagiranno a degli eventi futuri negativi, mostrano un errore di valutazione legato all’impatto di questo evento, mediante cui sovrastimano l’intensità e la durata delle loro reazioni emotive negative. Ad esempio, pare che le persone sovrastimino quanto si sentiranno male dopo la fine di un rapporto sentimentale o, in seguito, alla perdita del lavoro.

La risposta è che il processo di riduzione del disagio, e i meccanismi che intervengono, sono in larga parte inconsci.

In effetti, la riduzione della dissonanza funziona meglio in questo modo perché non è di grande efficacia dirsi «cercherò di sentirmi meglio convincendomi che la persona che mi ha appena rifiutato è un idiota». Al contrario, è molto più efficace trasformare inconsciamente la nostra opinione: ci sentiamo meglio se crediamo che oggettivamente sia un idiota. E poiché il processo di riduzione del disagio è in larga parte inconscio, non possiamo anticipare la misura in cui saremo in grado di effettuare tale operazione.

Come evitare le delusioni?

Il segreto è che non c’è un segreto. O meglio, l’unico segreto sta nel prendere coscienza che non c’è una formula sicura, possiamo solo imparare a convivere serenamente con noi stessi e fare tesoro delle esperienze passate.

Le delusioni non si possono evitare, spiazzano e mettono a rischio il nostro equilibrio, ma ci si può difendere e le si può perfino trasformare in un trampolino verso nuove sfide e opportunità.

*** dissonanza cognitiva:

l’uomo tende, in generale, ad essere coerente con se stesso nel modo di pensare e di agire. Quando questa coerenza manca si crea uno stato di dissonanza che gli individui cercano di eliminare o, almeno, di ridurre con varie forme di ristrutturazione cognitiva

In psicologia la dissonanza cognitiva è definita come la tensione o il disagio che proviamo quando abbiamo due idee opposte e incompatibili o quando le nostre credenze non corrispondono a quello che facciamo.

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